Alla scoperta di Budapest

Quest’anno per il primo maggio mi sono concessa un gradevole weekend a Budapest con la blogger Francesca Focarini.

Sono stati giorni intensi, trascorsi alla scoperta della città.

Budapest, capitale dell’Ungheria, sorge sulle sponde Danubio ed è costituita da due centri

distinti, Buda, sulla sponda occidentale, e Pest, sulla sponda orientale, uniti in un’unica unità

amministrativa solo nell’Ottocento.

La città è un mix di influenze culturali: quella romana, quella turca e, soprattutto, quella sovietica.

Durante il weekend, trotterellando per la città, ho scoperto molte delle sue bellezze.

 

Il “Ponte delle Catene” costruito per collegare le due cittadine di Buda e Pest.

A commissionare l’opera nel 1849 fu il conte István Széchenyi, rammaricato – si dice – per non aver

raggiunto in tempo il padre morente di là dal fiume. Infatti per molto tempo l’unico

collegamento tra le due cittadine fu un ponte mobile il cui utilizzo era limitato alla bella stagione.

Le temperature invernali spesso impedivano l’attraversamento a causa del ghiaccio, con inevitabili

ripercussioni negative sui collegamenti di persone e merci.

Durante la seconda guerra mondiale il ponte venne fatto saltare in aria dai tedeschi per bloccare l’avanzata

russa, ma nel 1949 si provvide con solerzia alla sua ricostruzione.

 

Il Castello di Buda (Budapest è l’esito dell’unificazione nel 1873 delle città di Buda, Obuda e Pest) è il

compendio perfetto della storia della città. La prima edificazione risale al XIII secolo, per la precisione

al 1243, e fu decisa da re Béla IV d’Ungheria, inorridito dai saccheggi commessi due anni prima dai Mongoli a danno della vicina Pest.

Dal 1410 al 1420, si ebbe il primo grande ampliamento della fortezza per volontà di Sigismondo di Lussemburgo, re del Sacro Romano Impero. Ne venne fuori un castello talmente inespugnabile che gli Ottomani, artefici, nel 1541, della conquista di Budapest, riuscirono a penetrarvi solo a

capitolazione avvenuta. Bisognò attendere il 1715 per l’inizio dell’edificazione in stile barocco del Castello,

che andò avanti per tutto il XVIII secolo. Il XIX secolo,, fu segnato dai moti del 1848 per

l’indipendenza dall’impero asburgico. Infine, nella terribile battaglia tra tedeschi e russi durante la seconda

guerra mondiale  il palazzo, come altre volte nella sua storia, fu ridotto in macerie.

La Grande Sinagoga è senza dubbio una delle tappe imperdibili di Budapest. Non solo perché è la più

grande d’Europa (e una delle più grandi al mondo), ma anche perché rappresenta una delle testimonianze

più vivide della grandezza della cultura ebraica nell’Europa continentale. Una miscellanea di stili che tiene insieme bizantino, gotico, romanico e moresco riassumendo in sé tutte le

influenze che Budapest ha assorbito nel corso dei secoli – compresa la tragedia dell’Olocausto,

rappresentata dalla scultura dell’artista ungherese Varga Imre: un salice piangente sul quale sono incisi i nomi di tutte le vittime ungheresi dello sterminio perpretato dai nazisti ai danni degli ebrei durante la seconda guerra mondiale.

L’opera è collocata nel cimitero ebraico annesso alla sinagoga che, ricordiamo, si trova in via Dohàny poco

distante dal celebre viale intitolato al conte Gyula Andrassy (vedi paragrafo precedente). Nei pressi della

sinagoga c’è anche il Museo Ebraico con una ricca collezione di oggetti legati agli usi e costumi della

comunità ebraica di Budapest. Da non perdere!

 

Per l’alloggio ho scelto un gradevole appartamento munito di tutti i comfort a Buda su www.wimdu.it, un

sito internet dove si possono trovare tantissime soluzioni per rendere confortevoli il proprio soggiorno.

Per chi ama cucinare vi consiglio il ristorante Budapest Makery dove io e Francesca ci siamo cimentate nel

cucinare il nostro pranzo con l’ausilio di un video tutorial che indicava tutti i passaggi per realizzare al

meglio la nostra pietanza. In pratica il ristorante fornisce tutti gli ingredienti e un ipad su cui poter guardare un video in cui sono indicati tutti i passaggi per realizzare il proprio piatto.

 

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