Frida Kahlo al Mudec

Dal 1 Febbraio è al Mudec la mostra-evento sull’artista messicana più famosa e acclamata al mondo.

“Frida Kahlo. Oltre il mito” è un progetto espositivo frutto di sei anni di studi e ricerche, che si propone di

delineare una nuova chiave di lettura attorno alla figura dell’artista. Per la prima volta in Italia, la mostra riunirà

in un’unica sede espositiva, tutte le opere provenienti dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e dalla

Jacques and Natasha Gelman Collection, le due più importanti collezioni di Frida Kahlo al mondo, e con la

partecipazione di autorevoli musei internazionali che presteranno alcuni dei capolavori dell’artista messicana mai

visti nel nostro paese (tra questi il Phoenix Art Museum, il Madison Museum of Contemporary Art e la Buffalo

Albright-Knox Art Gallery).

Frida Kahlo è stata la prima artista donna a fare del proprio corpo un manifesto, ad esporre la sua

femminilità in maniera diretta, esplicita e, a volte, violenta, rivoluzionando il ruolo

della donna nella storia dell’arte. In molte  sue opere la Kahlo si focalizza sulla condizione della donna

e sul proprio corpo, che diventa indizio, segno e gesto attraverso il quale confrontarsi con

i miti sgretolati della tradizione preispanica, con i temi dell’identità di genere e di una femminilità dissolta nella

sfera pubblica. Il corpo di Frida Kahlo, immolato sotto gli sguardi impietosi del pubblico, è allo stesso tempo, un

corpo irrimediabilmente sacrificale e politico, un corpo che reagisce e rivendica, , un ruolo di uguaglianza. I suoi

autoritratti e i ritratti diventano segno poetico trasposto dall’artista in strategie estetiche che mirano a sottolineare

la fragilità, la sofferenza e la poderosa emotività del genere umano.

Il corpo per Frida Kahlo è in sé una scrittura, un sistema di segni che rappresentano, traducono la

ricerca indefinita dell’uomo, le sue paure, le sue ansie, i suoi desideri inconsci, le sue relazioni con il tempo,

inteso però come entità indefinita, senza inizio e senza fine. Attraverso la ritrattistica la pittrice ricostituisce tra il

soggetto rappresentato e gli altri una sorta di situazione neo-natale, dove si accoglie il linguaggio gestuale nel

corpo. Attraverso una serie di lavori rivolti al pubblico, Frida Kahlo cerca di toccare la profondità dell’essere

umano attraverso dispositivi di sofferenza e di privazione.

La pittrice si è sempre identificata con la sua Terra e nella sua opera ha gradualmente sviluppato un interesse

nuovo per gli elementi della natura, stabilendo, per il tramite di questi ultimi, una serie di relazioni,

contraddistinte dall’interazione simbolica e simbiotica tra il corpo il paesaggio naturale. È questo particolare

aspetto ad aver maggiormente influenzato intere generazioni di artiste, non solo latinoamericane, le quali– in

egual misura rinchiuse in se stesse e nell’universo femminile – hanno sviluppato e mantenuto una relazione

osmotica con l’elemento organico,  che è una caratteristica intrinseca dell’opera di Frida Kahlo.

L’artista non sembra erigere alcuna barriera né personale né culturale tra sé e la Madre Terra, né porre alcun

confine interiore o sociale: essa è allo stesso tempo mito e concretezza, immagine archetipica e fonte di sussistenza

materiale di tutti gli Esseri. Nella poetica di Frida Kahlo, la Terra ha anche una connotazione politica: rappresenta

la tomba e la decomposizione ed appare associata all’inevitabile processo della dissoluzione fisica. Il suo

compromesso con il luogo e con il processo di evoluzione e trasformazione ad esso legato è un modo di dare

testimonianza di una che ha sempre  comportato un rischio, un’eccezione alla regola, una condizione di

esclusione, uno stare incomodo nel mondo.

L’intero corpo dell’opera di Frida Kahlo è di una natura irriducibilmente politica. Le immagini si fanno

veicolo della resistenza sociale e dell’opposizione, senza, tuttavia, ricorrere alla mera retorica

dell’ideologia. Da questo punto di vista, nell’arte di Frida Kahlo l’approccio impegnato diventa tensione

“incarnata” ed energia vibrante e viene tradotto in un linguaggio visivo, spesso simbolico, che allude il più

delle volte a un senso di irresolutezza. Il corpo è usato come manifesto della protesta e

dell’opposizione, conteso tra giustizia e ingiustizia, bene e male, forza e fragilità, libertà individuale e

controllo sociale. È un corpo colmato di tensioni irriducibili, dall’impatto politico e sociale, un

corpo che quasi assume una qualità espiatoria, catartica e sacrificale, un corpo legato anche a quelle forme

di resistenza attiva che sembrano anticipare molte azioni performative contemporanee. Non come una eco

né come un risultato, bensì come una forza rivitalizzante nell’organizzazione delle reti sociali e nella

configurazione di dibattiti pubblici. Lo stato di mobilitazione civile del Messico postrivoluzionario amplifica

la ripercussione del suo lavoro; lo stato di emergenza si esprime in immagini congiunte che perturbano i

paradigmi estetici.

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