Pino Daniele :il tempo resterà

A due anni di distanza dalla scomparsa del musicista, arriva nelle sale italiane – il 20, 21, 22 marzo – Pino Daniele – Il Tempo Resterà, un viaggio attraverso la musica, i concerti e la vita del grande artista partenopeo. Il docu-film, diretto da Giorgio Verdelli, è il ritratto inedito di un artista capace di comunicare emozioni grazie a una musica senza confini.

Pino Daniele  nasce a Napoli il 19 marzo 1955. Primo di cinque fratelli, si avvicina al mondo della musica molto presto. A soli quattordici anni, insieme ad altri coetanei, imbraccia la sua prima chitarra. Dopo aver studiato prima da autodidatta e in secondo tempo a scuola,  inizia ad acquisire esperienza con piccoli complessi come i New Jet, formati insieme al suo grande amico Gino Giglio. Il gruppo partecipa a vari eventi musicali di piazza, ricevendo i primi consensi di pubblico.

Dopo alcuni anni di gavetta e sacrifici, nel 1977 la casa discografica EMI ospita il suo primo disco “Terra mia”, che include alcuni brani che sono ancora oggi pietre miliari della sua carriera come “‘Na tazzulella ‘e cafè” e “Napule è”. Già in questo primo lavoro si nota l’obiettivo di fondere la sua musica con l’arte del rock e del blues, creando così un nuovo stile da alcuni denominato “sound napoletano”, genere musicale fino a quel momento sconosciuto, anche perché la musica tradizionale napoletana era ancora legata ai classici cantautori del Novecento.

Proprio in questi anni Pino Daniele costruisce il suo successo insieme a giovani emergenti della musica partenopea come l’amico percussionista Rosario Jermano, Rino Zurzolo, Tullio De Piscopo e James Senese. Inizialmente la difficoltà di sfondare è data dal frequente uso del dialetto, non facilmente comprensibile a tutti. Nel 1979 però, con l’uscita dell’album omonimo “Pino Daniele” che include la famosissima “Je so pazzo”, comincia ad essere apprezzato da un pubblico più ampio, tanto è vero che Renzo Arbore, sempre attento alla ricerca di giovani talenti, gli permette di partecipare alla trasmissione radiofonica “Alto gradimento”  a quella televisiva “L’altra domenica”. La consacrazione arriva con i due album successivi, “Nero a metà” del 1980 e “Vai mò” del 1981,in cui brani eccezionali come “Yes I know my way”, “A me me piace ‘o blues” e “Quanno chiove” danno a Daniele la meritata popolarità.

Pino Daniele gira l’Italia con una band di tutto rispetto (James Senese al sax, Toni Esposito alle percussioni, Tullio De Piscopo alla batteria, Joe Amoruso al piano e tastiere, Rino Zurzolo al basso) riempiendo stadi in tutte le maggiori città italiane. Nel 1982 affronta nuove musicalità con l’album “Bella ‘mbriana”, contaminando la sua musica con diversi ritmi e melodie europee. La collaborazione con il bassista Alphonso Johnson e con Wayne Shorter, session-men di fama internazionale, porta il nome di Pino Daniele ad essere apprezzato anche oltre i confini italiani.

Dopo aver prodotto nel 1983 l’album “Common Ground” per il cantante Richie Havens, Daniele fonda una propria etichetta discografica. Nascono così a Formia, cittadina a circa 60 chilometri da Napoli, gli studi di registrazione BAGARIA dove Pino realizza il suo album “Musicante” (1984). Registra poi un doppio album dal vivo, “Sciò Live”, che raccoglie esperienze diverse in luoghi diversi e che riuscirà a mettere insieme blues, rock e jazz, e con il meglio della musica tradizionale napoletana.

Nel 1985 esce “Ferryboat”, che viene costruito brano per brano, con la partecipazione di grandi artisti come Gato Barbieri e Steve Gadd. Pino Daniele, ormai consacrato come artista, cerca nuovi suoni e nuove melodie: ci prova con l’album “Bonne Soirèe” nel 1987 che conferma proprio questa voglia di cambiamento.

Nel 1988 esce l’album “Schizzechea with love”, con il quale  Daniele vince il Premio Tenco. Pino deve poi affrontare gravi problemi di salute, risolti fortunatamente nel migliore dei modi grazie anche all’aiuto di tanti amici come Rosario Jermano e Massimo Troisi. Nel 1989 compone le musiche per il film di Troisi “Le vie del signore sono finite”; per Massimo Troisi aveva già composto la colonna sonora del film “Ricomincio da tre” del 1981. Il connubio tra i due artisti napoletani risulta essere perfetto. Pino nel 1991 realizzerà anche la colonna sonora per il film di Troisi “Pensavo fosse amore invece era un calesse”, dal titolo “Quando”.

Nel 1989 esce l’album “Mascalzone latino”, che con il brano “Anna verrà”, dedicato all’attrice Anna Magnani, ottiene un ottimo successo di pubblico e di critica. Nel 1990 avviene l’incontro con Mick Goodrick, grande chitarrista jazz americano: insieme danno vita prima all’album “Un uomo in blues” ricordato per i brani “Femmena” e “‘O scarrafone”, e poi “Sotto ‘o sole” nel quale si ritrovano alcune rivisitazioni di vecchi brani e la creazione di due nuovi inediti: “Quando” e “‘O ssaje comme fa ‘o core” scritte dall’amico Massimo Troisi.

Nel 1993 nasce “Che Dio ti benedica”: l’album ( cui collaborano Chick Corea e Ralf Towner) ha un grande successo oltre che di pubblico anche di critica, e viene celebrato da Pino in un mitico tour in varie città italiane ed europee.

Nel 1995 inizia un nuovo periodo musicale con la pubblicazione dell’album “Non calpestare i fiori nel deserto”, e nel 1997 con “Dimmi cosa succede sulla terra”. In questi due lavori Pino abbandona a tratti il dialetto napoletano collaborando anche con grandi artisti del panorama nazionale come Giorgia, Irene Grandi, gli Almamegretta e Jovanotti.

A  vent’anni di distanza dal suo primo album esce l’album “The best of Yes I know my way”, che vede una rivisitazione di  tredici brani tra i più famosi, più tre inediti: “Amore senza fine”, “Per te” (pezzo strumentale) e “Senza peccato” registrato con la partecipazione dei britannici Simple Minds. In questo album il cambiamento di Pino Daniele è totale, si presenta al grande pubblico anche con un nuovo look, capelli corti, pizzetto e tante cose nuove da dire.

Nel 1999 esce l’album “Come un gelato all’equatore”; nel 2001 festeggia l’uscita del suo ultimo lavoro “Medina” con un mega tour estivo che parte proprio dalla sua città. Il disco vede un ritorno alle origini musicali. Alcuni pezzi scritti in dialetto evidenziano la voglia che Pino ha di proiettarsi verso una musicalità futura rimanendo comunque fortemente attaccato alle origini.

Dopo la positiva esperienza del tour condiviso con altre grandi voci italiane – Eros Ramazzotti e Jovanotti nel 1994 – Pino Daniele organizza nel 2002 una mega tourneè con altri tre grandi della musica italiana: Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e Ron.

Pino Daniele ritorna sulla scena musicale italiana con un nuovo album dal titolo “Pino Daniele Project – Passi D’Autore” nell’aprile del 2004. Nel disco è presente un brano dedicato a Diego Armando Maradona, “Tango della buena suerte”.

In onore alla sua quasi trentennale carriera, alla fine del mese di giugno 2004 esce un album triplo, “Pino Daniele Platinum Collection” (EMI) che ripercorre in 53 brani tutta la storia del cantautore. Muore improvvisamente a causa di un infarto la notte del 4 gennaio 2015, nella sua casa di Magliano in Toscana.

Noi il film lo abbiamo visto in anteprima e ci è piaciuto molto. Che emozione ripercorrere la vita di un grande artista le cui canzoni hanno accompagnato alcuni momenti della mia vita, indelebili nella memoria.

Verdelli, che ha conosciuto bene Pino Daniele, realizza un ritratto inedito del musicista, raccontandone il rapporto intimo e profondo con la città di Napoli e la capacità di essere un artista apprezzato a livello internazionale. Emergono così la vita e gli incontri di un uomo unico, tra “appocundria”, musica e poesia: un nero a metà, un Masaniello, un uomo in blues capace di parlare un linguaggio aperto a tutti grazie a una relazione empatica e straordinaria con la terra natale.

Il Tempo Resterà non è la biografia di Pino Daniele, ma per certi versi le assomiglia molto.

L’autore ha voluto  fare un percorso emozionale e si è saliti su un autobus (ribattezzato Vaimò, come il tour del 1981) che ci ha riportato nei luoghi della Napoli di Pino Daniele, per raccontare la sua idea di musica in movimento perenne, come la società di quegli anni che lui ha interpretato con una cifra innovativa e inimitabile.

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