Kinbaku, arte delle corde giapponese di Linda Fiumara

In Giappone il termine che traduce il legame, stretto e complesso, è shibari, rituale che riflette perfettamente le radici antiche, metodiche e spirituali di questo paese. Così le cerimonie tradizionali giapponesi, che inizialmente erano collegate a rituali religiosi, hanno sempre incluso l’uso di funi e legamenti, come a simboleggiare una connessione aperta tra l’umano e il divino.

Shibari è termine traducibile con la parola tessitura o involucro di corde, entrambe le traduzioni si riferiscono all’interazione tra corde e mente che, attraverso i meridiani energetici Ki, ovvero l’energia della vita che scorre, controlla la vita corporea all’interno del corpo parallelamente alla sua interazione con l’ambiente esterno. L’energia Ki e le tecniche dello shibari si sono fuse e hanno creato nei secoli, situazioni di equilibrio assimilabili ai modelli di Yin e Yang, su livelli diversi tra pelle e spiritualità. Inizialmente venne intesa come forma di prigionia, così spesso i detenuti non venivano incarcerati ma immobilizzati da una corda e nelle determinate forme e disegni della corda, c’erano scritte precise indicazioni sulla classe sociale dell’accusato e anche il motivo della sua prigionia.

Inserendosi da subito nel mondo dell’arte, l’intreccio tra corda e corpo ha spinto gli artisti a rintracciare linee e punti di vista inusuali; una ricerca di immagini astratte e geometriche che nascono dall’ammirazione di questo particolare connubio. Fin dall’inizio dell’Ottocento lo shibari, diventando kinbaku-緊縛, assumeva quella valenza erotica che risiede nella profondità del rapporto che si crea durante l’atto e nella bellezza del corpo che reagisce alla corda; ignifica “legare stretto”; “kin” significa infatti “stretto, deciso, stabile” e “baku” è un’altra lettura del kanji che può essere letto anche “shiba” (come in 縛り,shibari). Secondo alcuni maestri non esiste differenza tra shibari e kinbaku; secondo altri invece “shibari” sarebbe semplicemente realizzare delle legature in stile giapponese, mentre “kinbaku” farebbe riferimento al legare ma con in più la profonda connessione emotiva e tutti gli aspetti relazionali che si vengono a creare tra chi lega e chi è legato.

Oggi questa arte, che ha attirato lo sguardo dell’Occidente, infuria nella sua versione popshow. Erroneamente tradotta con il termine inglese bondage, questa tendenza non è del tutto assimilabile alla cultura antica dello shibari-kimbaku, prima di tutto poiché in quest’ultimo non è importante dove o perché si mette la corda, ma sopratutto come. Tra chi lega e chi è legato così si crea una connessione reciproca e la corda ne diviene il mezzo. Si distinguono anche nello scopo: nel bondage occidentale l’atto è collegato a uno scopo schietto e sessuale, nello shibari l’arte arriva molto prima, si concentra sull’estraniazione dai giochi di ruoli della dominazione e sottomissione, si riferisce al “luogo come mezzo”, come un luogo di insegnamento e apprendimento dell’uso del proprio corpo, un elemento mistico ed estetico da cui il bondage occidentale si è facilmente estraniato.

Per questo la traduzione “bondage giapponese” è inadeguata e superficiale: la maggior parte delle persone sentendo queste parole ne riconosce solamente la schiavitù e la tecnica; nello shibari Do, come viene chiamato lo stile di vita che qui trova le radici, c’è tutto l’amore giapponese, il corteggiamento, la manipolazione dell’energia che ricordano le tradizioni del Buddismo Zen. L’uso erotico della schiavitù è solo un aspetto di questo stile di vita che si è tradotto nei tempi moderni come arte dello spettacolo, e non un modo per allenare la mente e il corpo.

A Milano è possibile assistere a performance di Kimbaku presso l’associazione “Kiri Nawa Kai”. (link http://www.abbraccidicorde.com/) Lo spettacolo andato in scena nel mese di ottobre era liberamente ispirato al mito greco di Ade e Persefone. Il pubblico, sorseggiando vino e mangiando melograno, protagonista della leggenda, è stato chimato ad immergersi in questa antica e sconosciuta arte giapponese  osservando i protagonisti unirsi insieme in un vincolo magico e sensuale fatto di sospensioni e corde.

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