Esher a Palazzo Reale

Dal 24 Giugno 2016 al Palazzo Reale sono esposte le opere di Maurits Cornelis Escher, il genio olandese che con le sue visioni “pop” ha sedotto grafici,  scienziati e  artisti.  Artista poliedrico e contemporaneo ante litteram, che attinge a piene mani ai vari linguaggi fondendoli in un  intrigante percorso che costituisce un unicum nel panorama della storia dell’arte,  riuscendo a emozionare il grande pubblico. L’arte di Escher, che le nuove tecnologie digitali sembrano  rincorrere facendone propri i risultati, non accusa i segni del tempo, sebbene siano trascorsi quarantaquattro anni dalla scomparsa del suo ideatore.

Giorni fa sono stata al Palazzo Reale per vedere la mostra, divisa in sei sezioni:

  • La formazione: l’Italia e l’ispirazione Art Noveau
  • Dall’Alhambra alla tassellatura
  • Superfici riflettenti e struttura dello spazi
  • Metamorfosi
  • Paradossi geometrici: dal foglio allo spazio
  • Economia escheriana ed eschermania

La prima pone in risalto il rapporto di Escher con l’Art Noveau. L’anello di congiunzione fra il futuro incisore, allora studente, e questa  importante corrente internazionale fu il suo maestro, Samuel Jessurum de Mesquita. Uno degli elementi distintivi dello stile iniziale di Escher è la componente liberty, che  stimolerà in lui  l’interesse per la tassellazione o divisione regolare del piano.

Non si può prescindere poi dall’approfondire il tema del rapporto stretto con l’Italia, dove Escher visse a più riprese tra il 1921 e il 1935: nella sezione sono riportati confronti con alcuni artisti contemporanei , dall’avanguardia futurista al simbolismo e al divisionismo. Un’attenzione particolare è dedicata a Giuseppe Haas Triverio (1889-1963), l’incisore svizzero con cui Escher condivise molti viaggi nella nostra penisola, che diedero vita a una cospicua produzione.

Momento cruciale nel percorso artistico di  Escher fu la seconda visita a L’Alhambra e Cordova nel 1936, che, dopo l’interesse per la tassellatura già ampiamente manifestato nella prima fase art noveau, lo indusse a studiare con meticolosità le soluzioni decorative moresche caratterizzanti questo straordinario edificio. Fra le eccellenze in mostra e pezzo forte della sezione, vi è Flächenschmuck di Koloman Moser (1868-1918), pubblicata nel 1902: una sorta  di prontuario delle arti applicate, punto di riferimento per tutto il movimento Art Noveau europeo.

Superfici riflettenti e struttura dello spazio. Il primo autoritratto su specchi curvi di Escher, da sempre affascinato dalle superfici riflettenti, è del 1921. La sfera che riflette i raggi provenienti da tutte le direzioni rappresenta tutto lo spazio intorno e gli occhi dell’osservatore sono sempre al centro: l’Io è al centro del mondo Non solo sfere, però: figure piane si alternano a figure solide nella rappresentazione tassellare dello spazio, nelle  più svariate possibilità compositive e senza lasciare vuoti, come nell’opera Profondità del 1955, che sembra riprendere la disposizione degli atomi del ferro (Fe). L’altra passione di Escher, infatti, furono metalli e cristalli di cui  studiò tutte le leggi di organizzazione molecolare.

La quarta sezione prende nome dall’opera Metamorfosi, uno dei capolavori assoluti di Escher. L’opera mostra un turbinio di trasformazioni basate  su diversi tipi di tassellature e assonanze logiche e formali che si concludono con la veduta di Atrani, il paesino della costiera amalfitana, caro all’artista, che vi aveva trascorso il suo viaggio di nozze. Escher aveva ritratto Atrani già nel 1931: mettendo le due incisioni in relazione tra di loro si può osservare come i paesaggi presenti nelle opere “concettuali” di Escher, successive al 1936,sono, con poche eccezioni, paesaggi italiani. È come se l’artista, privato della vista di quei luoghi dopo la sua dipartita dall’Italia, si sia rivolto a strutture interiori, ma sempre ancorate al ricordo dei paesaggi italiani.

Paradossi geometrici: dal foglio allo spazio. La sezione richiama l’attenzione su quegli ambiti scientifici dell’arte di Escher dai quali non si può certo prescindere per comprendere la sua produzione: la matematica e la geometria. La linea di confine tra l’arte di Escher e la scienza matematica è sottile e determinante. Galleria di stampe (1956) è una raffinata versione dell’artificio “dell’immagine nell’immagine” detto anche “Effetto Droste” (nome che deriva dalla scatola del famoso cacao olandese), oggetto fra gli scienziati di  un dibattito protrattosi per quarantasette anni, senza che si riuscisse a risolvere un problema che pareva insolubile per la sua complessità  e per il mistero sul quale la stessa opera di Escher cercava di far chiarezza.

 L’ultima sezione della mostra si sofferma sulla produzione “lavorativa” di  Escher, indirizzata più a soddisfare le esigenze del committente che gli interessi della sua personale ricerca artistica, Non per questo si tratta di opere di minore interesse. Come tutti i grandi artisti, Escher non tradiva la propria arte nel realizzare ex libri o biglietti  da  visita,   ma affrontava il tema con un approccio originale e immediatamente riconoscibile. Infatti, Questi lavori rappresentano per l’artista ghiotte occasioni per sperimentare soluzioni che avrebbe  poi ripreso nei grandi capolavori. Un esempio tipico è l’opera Larixche, che fu usata per illustrare una poesia di Hennriette Roland Holet (poetessa olandese che aderì nel 1917 alla rivoluzione d’ottobre). L’arte uscita dal torchio del suo studio si è trasformata in scatole da regalo, francobolli e biglietti d’auguri; è entrata nel mondo dei fumetti, è finita sulle copertine degli LP di noti gruppi come i Pink Floyd;. Incisioni come Relatività (o Case di Scale) si ritrovano nel turbinio di rampe che vedono di volta Mickey Mouse prima e  i Simpson poi perdersi nel mondo di Escher. Nel film Labyrinth del 1986 con David Bowie, prodotto da George Lucas, una scena è costruita proprio sull’immagine di Case di scale. Anche le celebri rampe fatate del Castello di Hogwarts nella saga di Harry Potter sono la trasposizione dinamica di quest’opera, ripresa perfino in una delle scene più strabilianti di Una notte al museo III e nella pubblicità di Sky.

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