Francesco Hayez

Dal 7 novembre 2015 al 21 Febbraio 2016 presso le Gallerie d’Italia è in mostra Francesco Hayez con le sue opere.

Il futuro pittore  nacque il 10 febbraio 1791 a Venezia, da Chiara Torcellan di Murano e da Giovanni Hayez originario di Valenciennes, nel nord della Francia. La famiglia, poverissima, lo affidò in adozione a uno zio antiquario che, intuendone la predisposizione per la pittura,  volle farne un restauratore di quadri antichi.

Dopo aver frequentato per alcuni anni la vecchia e la nuova Accademia di Belle Arti di Venezia, Hayez si trasferisce a Roma nel 1809, avendo vinto il concorso per il cosiddetto “pensionato”, un periodo di formazione in quella che era  considerata la capitale mondiale dell’arte.

Protetto da Leopoldo Cicognara, l’importante storico dell’arte nonché Presidente dell’Accademia veneziana e amico di Canova, viene affidato al grande scultore che, apprezzandone subito le doti, lo segue con affetto e ne favorisce gli esordi.

Nel 1812 vince con il Laocoonte il primo premio al Grande Concorso di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano. Comincia a frequentare Gioacchino Rossini, di cui rimarrà amico per tutta la vita.

Dopo aver affrescato, su incarico di Canova, alcune lunette nella Galleria Chiaromonti – nei Musei Vaticani – dedicata a celebrare i meriti di papa Pio VII come protettore delle arti, sposa la romana Vincenza Scaccia, da cui non avrà figli. Torna a Venezia dove è  impegnato, sino al 1820, nella decorazione di palazzi privati, del Palazzo Reale e dei locali della Borsa a Palazzo Ducale. Svolge questa attività, per cui prova però insofferenza, anche a Padova.

Dopo il travolgente successo ottenuto nel 1820 all’esposizione di Brera con il dipinto storico Pietro Rossi, considerato insieme al Carmagnola (dalla tragedia di Manzoni) del 1821 il manifesto del Romanticismo in pittura, inizia in questa città la sua  carriera come pittore storico e ritrattista. Accolto con favore nei salotti, nel 1829 apre un ampio studio in contrada della Spiga.Nel 1833 inizia, su commissione di re Carlo Alberto, il monumentale dipinto La sete dei crociati, terminato solo nel 1850, per il Palazzo Reale di Torino, dove è attualmente esposto. Nel 1837 si reca a Vienna – da cui passerà a Monaco di Baviera – per presentare al nuovo imperatore d’Austria, Ferdinando I, il suo progetto per affrescare la grande volta della Sala delle Cariatidi in Palazzo Medaglia. Nel 1844 è a Napoli e poi a Palermo per preparare I Vespri siciliani, un quadro particolarmente impegnativo, anche per il suo significato patriottico, terminato nel 1846 per il principe napoletano Ruffo di Sant’Antimo.

 

Il bacio, destinato a  divenire la sua opera più famosa, viene esposto a Brera nel 1859 alla rassegna organizzata dopo l’ingresso a Milano di Vittorio Emanuele II e Napoleone III. Ne eseguirà altre due versioni, tra cui quella presentata con grande successo all’Esposizione Universale di Parigi del 1867.

 

Il Bacio

Olio su tela, 112 x 88 cm (Milano, Pinacoteca di Brera).

 

Le versioni del quadro sono tre: la prima esposta nel 1859, subito dopo la liberazione di Milano, e quella inviata dall’artista all’Esposizione Universale di Parigi del 1867, dove riscosse un enorme successo, e riprodotta nella base del monumento bronzeo di Hayez dello scultore Federico Barzaghi, eretto nella piazzetta di Brera nel 1890.

La bellezza dell’opera è nella  capacità di rappresentare in maniera così seducente un tema universale: il momento più intenso e poetico della relazione tra due persone che si amano. In  entrambi i quadri le due figure si abbracciano e si baciano con un atteggiamento così naturale e moderno, nel loro coinvolgente trasporto e nell’intensa sensualità che li lega.

Il bacio appare ancor più sensuale, per le due figure tanto ravvicinate in un corpo a corpo davvero incandescente e per i volti abilmente celati, dal cappello di lui e dalla collocazione in scorcio di profilo, in modo da concentrare tutta l’attesa e l’attenzione sull’incontro profondo delle due labbra. Straordinario, e destinato a fare scuola, è anche il gesto con cui l’uomo stringe tra le sue mani il volto reclinato dell’amata.

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