Episodio 85:I segreti di Luca

Tutti hanno almeno un segreto di cui si vergognano. Mi chiamo Luca, ho quarant’anni, e sono gay, lavoro in un’azienda di moda. Dopo aver vissuto per anni a New York, eccomi di nuovo a Milano.

Ho scoperto di essere gay il giorno in cui mi sono innamorato del mio professore di educazione fisica. Ricordo le mie emozioni nel vederlo: i suoi capelli neri scompigliati come se fosse appena sceso da una cabriolet, i suoi occhi blue come il cielo, che sorridevano quando lui sorrideva, i suoi vestiti alla moda che esaltavano il fisico da culturista. Dal momento in cui l’ho visto ho pensato a lui tutto il giorno, ogni cinque minuti. È  stato un pensiero costante.

Per anni nessuno  ha saputo delle mie preferenze sessuali, o almeno così credevo. In realtà molti avevano  dubbi sul mio essere eterosessuale. Ero l’unico a non voler ammettere di essere gay.

Con il passare degli anni ho individuato dei segnali che possono indicare l’essere gay:

  • Preferire la compagnia delle ragazze a quella dei ragazzi. Io ho sempre avuto tante amiche donne.
  • Svolgere attività femminili, come giocare con le bambole o ballare. Io adoro il ballo.
  • Il vestirsi da donna.

Con il crescere dell’età la mia attrazione per gli uomini aumentava. Iniziavo a collezionare riviste per  gay in cui poter ammirare le immagini di uomini con addominali ben levigati. Ricordo il giorno in cui  confessai a mia madre il mio orientamento sessuale. Avevo  sedici anni.

Lei era seduta al tavolo della cucina, leggeva il giornale: “Finalmente” disse spostando da una parte il quotidiano e invitandomi a sedere. Ti preparo qualcosa da mangiare mentre mi racconti  della festa di ieri sera.

Avevo lo stomaco così sottosopra che non sarei riuscito a mandare giù un solo boccone, ma non persi tempo.

“Ci sono tante cose che voglio sapere. Per esempio chi c’era. Avete ballato? Perché non inizi con Marta? Che aspetto ha?”

“Mamma, non sono andato con Marta ma con Stefano”.

“Perché con Stefano?”

“Perché sono gay”.

Mi tenni forte, aspettandomi una crisi isterica. Mia madre si sedette e incrociò le braccia.

“Io ti voglio bene. Lo sai vero Luca?”. Feci di sì con la testa.

“La sola cosa che voglio al mondo è che tu sia felice e al sicuro”. La conversazione stava andando meglio del previsto. “Per questa ragione sono sicura che non sei gay”.

“Ma lo sono” dissi io.

“Non lo sei. Sei decisamente troppo giovane per essere gay”.

Accidenti, quanto si sbagliava. Mamma sistemò il piatto con un panino. Il rifiuto totale non era tra le reazioni che mi aspettavo. Per quanto la questione mi rendesse nervoso, volevo, che mia madre riconoscesse che era reale.

“È  così” dissi “sono gay. Non mi stai ascoltando, giusto?”

“Certo che ti sto ascoltando. Mi stai parlando di una fase folle che stai attraversando.  È tipico degli adolescenti. Che tu ci creda o no sono stata anch’io un’adolescente abbastanza pazza e selvaggia. E se vuoi far finta di essere gay per un po’, fai pure”.

“Non sto fingendo, mamma”.

“Ho bisogno di un po’ di tempo per pensarci. Può andar bene se ne parliamo più tardi?”

“Certo” risposi

“Ma nel frattempo non parlare di tutto questo con tuo padre. Non credo la prenderebbe bene come me”.

Mia madre ora conosceva il mio segreto. Ero sollevato.

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