Episodio 56:Una lettera dal passato scatena i ricordi

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Bea ritrova in un cassetto la lettera d’amore di un suo ammiratore del 2002 e pensa: “Com’è cambiato il modo di comunicare con l’avvento di Whatsapp, delle email, di Facebook”. Solo messaggi e poche lettere. Niente carta.
Rilegge attentamente la lettera e avverte un senso di nostalgia per il passato. Forse, se avesse preso decisioni diverse, oggi avrebbe una vita diversa. Forse. Ma non si ragiona con i “se” e con i “ma”. Il passato non si cambia. Si concentra sulla lettera e inizia a leggere.

Cara Bea,

La possibilità di un atteggiamento d’indifferenza nei miei confronti, congiunta ad un’avversa disponibilità ad ascoltarmi, mi ha spinto a scriverti questa lettera, con la speranza di riuscire a comunicarti le mie impressioni, e di poterti spiegare i miei comportamenti. In questo momento, mi par quasi d’essere accusato di un delitto, in procinto di ricevere una sentenza di vita o di morte. Scrivo a te con l’anima ricolma di pensieri tumultuosi e confusi. Vorrei trovare poche parole, semplici ed austeri, per farti ben capire il vigore dei miei propositi, la salda e onesta profondità dei miei atteggiamenti, ma mi sento che non sarà cosa facile. Ah, perché non trovo le parole roventi e sfolgoranti come vorrei? Perché non so dire nulla di questo mio spirito cieco e impetuoso, insaziabile e ansioso che mi strugge e mi consuma, in cui mi smarrisco? Come è vero che le sensazioni sono inesprimibili! Potrei forse sforzare un po’ il cervello, e forse riuscirai a racimolare qua e là tra le vecchie rimanenze retoriche ammucchiate nelle soffitte della mia cultura, tanto da mettere insieme un discorso plausibile, ma è una cosa a cui non posso pensare senza sdegno. Tutto questo mi fa guizzare il sangue. Fin dal principio non so per quale magico incantesimo hai suscitato in me un’accattivante sensazione che negli ultimi tempi si è man mano rafforzata. A testimonianza ci sono alcuni miei ricordi fugaci e minuziosi, che mi capita di rievocare, sicuro che mi faranno sempre fiorire sulle labbra un sorriso. Sono parole che tu mi hai detto, circostanze, gesti, infiniti, tersi, lucenti, adorabili. Ricordo il giorno in cui ballai per la prima volta con te. Ricordo il giorno in cui ti dissi per la prima volta qualcosa di personale su di me. Tante cose ricordo, e tutte mi son care e sono felice che abbiano lasciato in me questa traccia. L’averti osservato ormai da qualche tempo mi hanno permesso di cogliere in te aspetti più profondi, che gelosamente serbi dentro, e che puntualmente, ogni volta che qualcuno cerca di svelarli, tu abilmente riesci a nascondere. Oggi, avevamo programmato di uscire e di vederci un film insieme e già da questo puoi capire come sono stato il primo a rimanerci male. Credimi: “Avrei avuto il piacere di uscire con te”. E se in qualche modo ti sei offesa, ti chiedo scusa. Oggi, per telefono mi hai espresso le tue intenzioni in maniera molto esplicita e diretta. Sicuramente le rispetterò, così come credo di averti rispettata. Quante cose vorrei dirti ancora. Ma, orsù, bisogna che mi rassegni.

Bea torna indietro con la memoria. Ripensa alla sua giovinezza, ai suoi corteggiatori. Come sono cambiati i tempi. Viviamo in tempi in cui i sentimenti sono effimeri. Non lasciano traccia. Che tristezza.

 

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