Episodio 8:La nostalgia

Il telefono squilla. “Chi sarà?” pensa Bea e risponde.
”Ciao dormivi ancora? Non ci siamo più sentite. Volevo sapere che cosa stai facendo?”. È la mamma che chiama Bea ogni mattina.
“Ciao mamma mi sono svegliata da poco. Oggi devo lavorare, ma non ho voglia. Come sta papà?”.
“Tutto bene è in giro per commissioni. I lavori nella nuova casa procedono, ma ci sono diversi imprevisti”. “Quando sarà pronta?”.
“Metà maggio si spera”.
“Uffi, vorrei vederla”.
“Non me lo dire, sono nervosa”.
“Ci sentiamo più tardi. Ciao Bea”.
“Ciao mamma”.

A salutare la mamma lontana le si stringe il cuore. La nostalgia la attanaglia. Sente la mancanza dei suoi genitori: vorrebbe abbracciarli, chiacchierare con loro per ore. E’ da tanto che non lo fa, sono 5 mesi che non li vede. “Devo tornare a casa” pensa Bea.

Bea è molto legata alla sua famiglia. Il suo preferito è il papà, uomo molto forte e determinato, così lo descrive, temperamento razionale, misto di intelligenza e furbizia, uomo metodico con un grande senso del dovere. Ha sempre creduto in Bea, la incoraggia da sempre nel realizzare i suoi progetti. Sa rincuorarla quando è delusa, incoraggiarla nei momenti d’insicurezza e rimproverarla nelle sue decisioni non idonee. Non potrebbe pensare a una vita priva della sua presenza.

Con la mamma invece ha un rapporto più complesso: la sente quattro volte al giorno  ma ci litiga spesso. Donna  ansiosa, pudica, orgogliosa, intelligente, protettiva, legata ai suoi principi morali cristiani di onestà,  sincerità e purezza. Donna molto concreta, vorrebbe vedere la figlia sempre felice, circondata da persone che la apprezzano sia lavorativamente che sentimentalmente. Con Bea usa un linguaggio molto diretto, le fa notare i suoi errori senza riserve e si scontra con il carattere indipendente di Bea.

Bea vorrebbe sentire il calore del sole che si poggia sulla sua pelle, l’odore della salsedine che si diffonde nei luoghi a lei cari che l’hanno vista crescere. Vorrebbe vedere la sua immagine riflessa nell’acqua del mare. Vorrebbe vedere le onde del mare che ruzzolano come tubi di metallo, portando in cima la spuma per poi infrangersi in mille schegge luccicanti.

Bea cerca di concentrarsi, ma tutto sembra inutile. Pensa ai tanti progetti che vuole realizzare e a quelli già creati. Vorrebbe lanciare un blog in cui poter raccontare della sua vita a Milano. Il suo ultimo progetto “Il paese dei balocchi” ha avuto un successo inaspettato. Si tratta di una chat creata su Whatsapp, in cui i vari membri interagiscono comunicando eventi, serate, emozioni. Gestisce 4 gruppi di 100 whatsappisti, suddivisi in varie chat. “Il paese dei balocchi” è stato anche il protagonista di un articolo  giornalistico sulla valenza sociale delle chat come nuovo sistema di comunicazione e socializzazione. Bea è soddisfatta, ma il nuovo progetto – lo sviluppo di un blog – la integra particolarmente. Il lavoro nelle pubbliche relazioni è nato quasi per gioco, quando il suo mentore, un noto pr di Milano con esperienza decennale, le ha chiesto di collaborare.  Bea pensa:  “Tutto ciò che inizio per gioco ha successo. Tutto ciò che inizio seriamente non porta a nulla”. Il suo modo di fare, sorridente e affabile, e la grande attenzione alle persone la contraddistinguono. Ha la capacità di fare gruppo, coinvolgendo le persone ai suoi eventi. Il compito della pr non è un lavoro semplice: richiede molta costanza, una grande capacità di interagire con gli altri, un aspetto gradevole e un look curato.  Bea certe volte ha la sensazione  di essere su un palcoscenico: ogni evento è una rappresentazione di sé, di abbigliamenti svariati a seconda delle serate, di stati d’animo. La nota dolente è che alla fine  dei party si ritrova da sola. Le luci si spengono e gli ospiti vanno via. Lei ama il suo lavoro – la rappresenta – non potrebbe farne a meno, ma la solitudine che avverte in certe serate silenziose, a casa, è insopportabile. Ripensando ai suoi inizi a Milano, senza amici, senza conoscere la città,  non avrebbe mai immaginato di costruire tutto questo.

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